Ricordi di carta

Quando ero giovane come la ragazza che ci racconta la storia della sua famiglia avevo letto il romanzo “Relazioni pericolose”, da cui è stato tratto il ben più noto film: il suo spettacolo si intitola “Relazioni necessarie”, ma un conto sono i legami del cuore e i giochi di seduzione in cui ci facciamo coinvolgere da quando siamo adolescenti, un altro sono i legami di sangue che non possiamo scegliere e che nostro malgrado ci travolgono fin dalla nascita. Con un pizzico di timidezza domata grazie ad una splendida scenografia e alla lucida grinta della protagonista, vengono fatti a pezzi i genitori, le zie, le nonne della bambina, tramite delle sagome di carta che si muovono su un album di famiglia sovradimensionato.

Per ogni capitolo della sua infanzia si volta davvero pagina, ovvero roteano cartelloni colorati lunghi quasi un metro e spessi un dito, popolati da profili umani. Mi sembra di vedere una strega dei cartoni animati che rievoca i suoi antenati per sgridarli e per rinfacciare le imbarazzanti situazioni in cui la facevano piombare, incuranti della sua presenza innocente persino durante i pettegolezzi e i litigi l’uno contro l’altro. Ci passano davanti come delle enormi diapositive bidimensionali episodi quali l’educazione ricevuta da sua madre, il matrimonio dei suoi genitori, il loro viaggio di nozze, il suo battesimo; per poi passare alla moviola la sua adolescenza con le esperienze a scuola, le feste con gli amici e il primo amore.

La forza di questa donna sta nel non sotterrare le indelicatezze dei suoi parenti stretti di cui si vergogna e che l’hanno ferita, ma al contrario di analizzare ogni brandello di memoria rievocata dalle fotografie, per ricostruire un poetico e divertente puzzle, ricomponendo un’immagine di sé che non ha scelto ma che comunque delinea il suo
profilo.

Anche se ho il doppio degli anni dell’attrice che ho di fronte, scopro molte analogie con i miei ricordi: una madre sempre presente e quindi asfissiante, la suora severa nell’istituto che frequentavo alle elementari, il primo bacio mai dato pieno della nostalgia di ciò che non è accaduto.

Giannina Parodi

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