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Andrei Balan

andrei balan400px Curriculum descrittivo di Andrei (EN)

Mi chiamo Andrei Balan, collaboro da 3 anni con la compagnia UnterWasser di Roma, con la quale ho iniziato la mia esperienza teatrale professionale. La compagnia ha tra gli obiettivi principali l'esplorazione delle potenzialità espressive ed evocative del teatro di figura e del teatro visuale.
Nel 2015 e 2016, assunto dalla compagnia come sostituto, ho rappresentato lo spettacolo "OUT" (premio Eolo 2016, Premio Benedetto Ravasio 2016, menzione speciale Premio Scenario Infanzia 2015) tra Italia, Europa e Cina per circa 80 repliche.
Avevo già avuto l'occasione di seguire la nascita di questo spettacolo a partire dalle sue prime fasi embrionali (costruzione dei personaggi e ideazione della storia) e questa esperienza era stata per me fondamentale e illuminante. Mi sono innamorato all'istante di questo spettacolo e del mondo di cui faceva parte: del linguaggio delle figure, del teatro di immagine, della loro poesia, delle possibilità che offrono.


La mia prima formazione sull'animazione è avvenuta sul campo, durante le prove, grazie all'insegnamento di Valeria Bianchi (autrice, regista, attrice, animatrice, puppet maker), Giulia De Canio (puppet maker, attrice, autrice) e Aurora Buzzetti (scenografa, animatrice, costruttrice).
Oltre all' intensa esperienza che mi ha visto performer durante due lunghe tournée, ho tenuto laboratori creativi di costruzione di marionette e burattini (presso alcune scuole primarie di Roma e presso il padiglione della Turchia a Milano Expo 2015) e ho collaborato alla realizzazione di letture animate con la tecnica delle ombre.
Sono nato a Piatra Neamt, una cittadina circondata da montagne che si trova a nord est della Romania, in una regione piuttosto povera.
Come molti abitanti di Piatra, finita la dittatura di Ceausescu, anche i imiei genitori sono venuti in Italia in cerca di lavoro, lasciando me e mio fratello con mia nonna, una donna forte, intensa, con grande senso pratico, un grande sorriso e infinita creatività.
Dopo due anni siamo arrivati in Italia anche noi. Avevo 13 anni, è stato un tuffo nel vuoto. Catapultato in una seconda media di una scuola di Campagnano di Roma, osservavo i gesti dei miei compagni e dei professori, cercando di captare le parole, senza comprendere nulla. Spettatore muto, immaginavo e creavo nella mia testa significati possibili a ciò che mi accadeva intorno.
Cambiare lingua, cultura, paese è un' esperienza forte, traumatica, formativa.
Oggi penso all'arte e al teatro senza parole come a un magnifico strumento di comunicazione universale.
Inseguendo i lavori che cambiava mio padre, la mia famiglia si è trasferita varie altre volte: di nuovo strappi, di nuovo sradicamenti.
Come si può immaginare, la mia formazione scolastica non è stata delle più lineari e consapevoli. Nel 2008 mi sono diplomato in ragioneria ma non ho potuto continuare gli studi perché la situazione economica familiare mi costrinse a cercare subito un lavoro. Avendo già lavorato durante le vacanze estive in bar e ristoranti, mi venne facile trovare lavoro nello stesso settore. E così per 5 anni sono stato barista, barman, cameriere, gastronomo, cuoco, lavorando in ristoranti di lusso e specializzandomi via via.
Sapevo però che quella non era la mia strada.
Nel tempo libero disegnavo, scolpivo il legno, suonavo la chitarra, provavo nuovi strumenti, leggevo e studiavo danze popolari.
Non avevo ancora idea che questi miei interessi si sarebbero potuti trasformare in un lavoro.
Nel 2012, avevo 24 anni, ho preso in gestione una sala da te a Ostia e l'ho chiamata "Carouselambra Bistrot": 32 metri quadrati da poter riempire di bellezza a mio modo. Ho trasformato quel piccolo posto in luogo di incontro, di scambio, luogo per esporre arte, luogo in cui era sempre possibile esibirsi e suonare. Anche la cucina era diventata occasione per esprimere il mio lato creativo.
E' di questi anni il mio incontro con il teatro di figura.
Ho conosciuto il lavoro di Jordi Beltran a Barcellona e scoperto la viva e incredibile realtà dell'atelier di Pepe Otal.
In seguito, girando in tournèe con OUT ho partecipato a vari festival e conosciuto diversi artisti e interessanti realtà (Girovago e Rondella, Mimmo Cuticchio, Polina Borisova, il Topic di Tolosa, il festival di Charleville Mezieres, la fondazione Ravasio, Il Toff Theatre, Bruno Leone e molti altri) che si occupano di teatro di figura in modi molto differenti tra loro.
Sono molto motivato a continuare a lavorare nel teatro e ho tanti progetti che vorrei sviluppare per realizzare nuovi spettacoli.
Sono alla ricerca di progetti formativi di qualità per migliorare le mie capacità di animazione e costruzione e per acquisire maggiore autonomia sull'aspetto drammaturgico. Mi piacerebbe molto conoscere persone con interessi simili ai miei, con le quali poter scambiare e condividere idee ed eventualmente iniziare collaborazioni future. Credo che le residenze artistiche siano un'ottima occasione di formazione perché permettono una continuità del lavoro e una concentrazione sull'oggetto di studio impossibile in altre condizioni.
Sono interessato al teatro visuale perchè permette attraverso le figure e la materia animata infinite potenzialità evocative ed espressive. Mi interessa l'animazione della materia semplice e la sua trasformazione sulla scena. Il tipo di animazione che per ora preferisco è quella che prevede la presenza dell'animatore a vista, perché crea l'incantamento nonostante sveli il trucco.
Sono interessato al rapporto teatro e musica.
Sono curioso nei confronti del teatro d' oggetti, mi affascina l'idea che un oggetto noto di uso quotidiano possa assumere valenze multiple stratificate.
Inoltre la fiaba del pifferaio magico è una delle mie preferite.
Per tutte queste ragioni, spero di far parte del progetto PIP 2017!

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